Social network d’Italia. L’Italia s’è desta?

Tra i colossi internazionali della rete, anche in Italia si fanno strada piccoli social network locali che, a quanto pare, secondo uno studio del Sole 24 Ore, sono frequentati da ben il 45% degli internauti del nostro paese. Classificata tra i primi posti del social engagement, nonostante tutto, l’Italia è ancora considerata l’incubatrice ideale delle idee esplosive e dei grandi talenti.

A confermarlo progetti come DueSpaghi, la piattaforma completamente dedicata alle recensioni dei ristoranti che per prima ha lanciato i servizi di prenotazione on line made in Italy. Creata da Marco Palazzo e Stefano Massimino, il social alla mediterranea continua a registrare pareri favorevoli, da sei anni a questa parte, e non sembra intenzionata a fermarsi.

Anche Vinix non è da meno: dove vive la cultura per il buon cibo, vige la passione per il buon vino. L’enoteca virtuale è nata nel 2007 da un’idea di Filippo Ronco e oggi connette migliaia d’iscritti anche tra aziende vinicole e olivicole. Nella top list dei social nazionali più famosi si posizionano anche Frestyl, per chi ama la musica dal vivo e vuole essere sempre aggiornato sugli eventi organizzati nelle proprie vicinanze, e CityGlance, attualmente in fase beta family, che consente a chi è incline ai colpi di fulmine di rintracciare i compagni di viaggio metropolitani di cui non conoscono l’identità. Un po’ inquietante, ma comunque interessante.

Jobberone, invece, firmato da due fratelli bresciani alla ricerca di manodopera per il loro albergo sul lago di Garda, è una community dedicata alla ricerca e all’offerta di lavoro. Una delle tante soluzioni azzeccate per far fronte alle difficoltà attuali.
Per i lettori più accaniti è nato Zazie, una libreria virtuale in cui condividere le proprie letture con amici e conoscenti; mentre Fubles, messo on line dal trentunenne Mirko Trasciatti, fa la gioia degli amanti del pallone.

Sembra, dunque, che le piattaforme di successo nascano da vere e proprie esigenze che mutano assieme allo stile di vita e ai bisogni sociali delle nuove generazioni. Anche se, in un certo senso, sono forse le piattaforme stesse a creare e modificare le nostre esigenze attuali. Prepariamoci a vivere nel robotizzato mondo di Asimov, insomma, se non ci stiamo già vivendo.

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